Una domanda che mi frulla in testa da un po'
Ho un tarlo in testa: trasformare ITSpecialist.News in un progetto globale in inglese. Ma cosa significherebbe per te? Voglio sentire la tua opinione.
Una mia mail di sabato? 😮 Iniziamo diretti come un treno, senza giri di parole. Ho un tarlo che si fa spazio nella mia testolina. Quello di trasformare completamente itspecialist.news in un progetto più “globale” in lingua inglese e per un eventuale “FuturoInCuiChissàDoveSaròCosaFarò” (anche se quest’ultimo, a dire il vero, al momento lo definirei lontano).
Breve storia.
Riguardo la lingua italiana, ho sempre scelto di usarla come lingua principale (e sostanzialmente unica) per le mie pubblicazioni perché credo che, quando si condivide conoscenza, sia giusto farlo “qui e ora” per la community locale. C’è poco da aggiungere: lo faccio dal 2011 (anno del mio primissimo blog) e continuo a farlo tuttora.
Veniamo all’inglese. Ho iniziato a pubblicare anche in lingua inglese nel 2023, dopo il mio primo MVP Summit. L’idea era connettermi in qualche modo anche con la community al di fuori dell’Italia. Non ha funzionato perché il mio sforzo principale era comunque focalizzato sui contenuti in italiano: i post sui social, gli speech, gli eventi, eccetera. L’inglese era solo qualcosa in più che avevo inserito sulle ali dell’entusiasmo ma senza nessun sottostante concreto. Dopo qualche tempo mi sono accorto che era uno sforzo inutile che divorava solo tempo ed energie. Oggi su Substack c’è una sezione inglese con alcuni contenuti selezionati e, soprattutto, l’AI mi dà una grossa mano nelle traduzioni, facendomi risparmiare tantissimo tempo. È cambiato qualcosa? No, praticamente nulla, a parte lo sforzo che ci metto nella traduzione, decisamente inferiore grazie all’AI.
E quindi? Forse è un pensiero un po’ semplice e “ingenuamente entusiastico” ma, ogni volta che torno da un evento come lo scorso Tech Connect 2026 a Seattle, dove ci sono persone letteralmente da tutto il mondo... mi ricordo che esiste un mondo intero là fuori. 😃
Tu penserai: “Ma non mi dire!”. E hai ragione ma, a volte, bisogna avere le cose proprio davanti agli occhi per prenderne davvero consapevolezza.
Quindi? Tutto questo per dire che ho questo tarlo. Il problema è che, a livello di sforzo, focalizzazione, tempo, eccetera, sicuramente non riuscirei a produrre contenuti in due lingue con la stessa qualità e intensità. Oltre al lavoro in Microsoft e al progetto “IT Specialist” (spinto dalla sola passione e da cui non ricavo un solo euro), diciamo che mi piace avere una vita. 😅
Cosa significherebbe un nuovo progetto in Inglese, secondo ciò che il tarlo mi sta suggerendo? Sicuramente scegliere una sola tra le due lingue, non entrambe.
Ed è qui che il tutto diventa estremamente difficile.
Ci rifletterò, per intanto volevo condividere questo dubbio che mi assale.
Forse questo tarlo è solo l’inizio di qualcosa di nuovo… o magari passerà da solo, come tante altre idee notturne. 😄
Come direbbe Ted Mosby: “Niente di buono succede dopo le 2 di notte.”
E probabilmente anche i tarli nascono intorno a quell’ora.
Però c’è una domanda che per me conta molto: se un giorno ITSpecialist.News parlasse un’altra lingua, cambierebbe anche qualcosa nel modo in cui lo segui?
Avere qualche punto di vista su questo, sarebbe importante.
Vota il sondaggio e scrivimi pure qui o in privato per parlarne!
A presto,
Rick



Io penso che convenga coltivare la community italiana per due motivi:
1. Perché altrimenti perdi il tuo pubblico qui che magari trova in uno spazio italiano contenuti che non ha voglia di tradurre (anche se automaticamente, ma è comunque uno scoglio mentale). E tantovale a questo punto leggere da autori americani che "fa più figo".
2. È vero che c'è un mondo là fuori ma è un mondo probabilmente sovraffollato. Io non conosco il tuo settore bene, ma immagino che la concorrenza sia tanta e sia davvero difficile emergere.
Esperienza personale: ho vissuto all'estero, laddove il livello di inglese è altissimo. I film, sia in TV che al cinematografo, sono rigorosamente in lingua originale. Senza il 'cuscino' del doppiaggio che ci rassicura mentre il resto del mondo corre. Amo l'Italia, sia chiaro, ma le previsioni per il nostro futuro culturale sono pessime. Con buona pace di Dante, stiamo diventando un museo chiuso a doppia mandata, convinti che proteggere la lingua significhi isolarsi. La prova? Mio (EX) suocero. Un uomo che ha dedicato la vita a tradurre l’etrusco, o qualcosa di molto vicino a quel mistero. In Italia? Il nulla. Ignorato, deriso, i suoi libri buoni forse solo per accendere il camino in una sera d'inverno.
Poi varchi il confine e lo scenario cambia: convegni internazionali, accademici, certamente 'pazzi' come lui, che lo ascoltano, copie vendute, stima vera.
Converrebbe, a mio giudizio, tenere entrambe le porte aperte: una per onorare chi siamo stati, l'altra per non morire soffocati dal nostro stesso provincialismo.
Perché se non impariamo a leggere il mondo nella sua lingua, finiremo per non saper leggere neanche la nostra.