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Avatar di Carmela Giglio

Io penso che convenga coltivare la community italiana per due motivi:

1. Perché altrimenti perdi il tuo pubblico qui che magari trova in uno spazio italiano contenuti che non ha voglia di tradurre (anche se automaticamente, ma è comunque uno scoglio mentale). E tantovale a questo punto leggere da autori americani che "fa più figo".

2. È vero che c'è un mondo là fuori ma è un mondo probabilmente sovraffollato. Io non conosco il tuo settore bene, ma immagino che la concorrenza sia tanta e sia davvero difficile emergere.

Avatar di Andrea

Esperienza personale: ho vissuto all'estero, laddove il livello di inglese è altissimo. I film, sia in TV che al cinematografo, sono rigorosamente in lingua originale. Senza il 'cuscino' del doppiaggio che ci rassicura mentre il resto del mondo corre. Amo l'Italia, sia chiaro, ma le previsioni per il nostro futuro culturale sono pessime. Con buona pace di Dante, stiamo diventando un museo chiuso a doppia mandata, convinti che proteggere la lingua significhi isolarsi. La prova? Mio (EX) suocero. Un uomo che ha dedicato la vita a tradurre l’etrusco, o qualcosa di molto vicino a quel mistero. In Italia? Il nulla. Ignorato, deriso, i suoi libri buoni forse solo per accendere il camino in una sera d'inverno.

Poi varchi il confine e lo scenario cambia: convegni internazionali, accademici, certamente 'pazzi' come lui, che lo ascoltano, copie vendute, stima vera.

Converrebbe, a mio giudizio, tenere entrambe le porte aperte: una per onorare chi siamo stati, l'altra per non morire soffocati dal nostro stesso provincialismo.

Perché se non impariamo a leggere il mondo nella sua lingua, finiremo per non saper leggere neanche la nostra.

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